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Giu 01

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Cominciamo la “saga” relativa alla descrizione delle licenze open-source cercando di mettere a fuoco alcuni concetti fondamentali, che sono spesso fonte di errori ed inesattezze, specialmente da quando il fenomeno del software open ha cominciato a prendere piede, sfociando in un veloce brulicare di licenze molto simili tra loro.

Per descrivere tali concetti farò riferimento al settore del software, non tanto perchè sia la categoria principale alla quale vengono applicate le suddette licenze, ma perchè “storicamente” esso è stato il campo nel quale tale forme contrattuali sono state ideate e affermate.
Molte delle particolarità di queste licenze infatti sono attribuibili al campo software, ma possono essere estese (come di fatto sono) a una infinità di vari campi, semplicemente definendone il contenuto in termini generici.

In particolare voglio soffermarmi sulla differenza tra software libero (free software) e software aperto (open source), definendo le caratteristiche principali delle relative ideologie sottostanti e mettendo le stesse a stretto confronto.

In questo post, come si può intuire dal titolo, sarà analizzata e descritta la categoria delle licenze free.

Secondo la definizone di Wikipedia, un software libero è rilasciato con una licenza che permette a chiunque di utilizzarlo, incoraggiandone lo studio, le modifiche e la sua redistribuzione.

Questo risulta essere un concetto più profondo del semplice ottenimento del codice sorgente, in quanto si incentra in maniera sostanziale sulla libertà dell’utente, da cui deriva appunto il termine free (libero, e non “gratuito”, come spesso viene grossolanamente tradotto).

Secondo Richard Stallman, fondatore della FSF (Free Software Foundation), una licenza per poter essere considerata free deve soddisfare i seguenti principi fondamentali (che vengono indicati col termine di libertà):

  • possibilità di eseguire il programma per qualsiasi scopo
  • possibilità di studiare il programma e modificarlo
  • possibilità di copiare il programma in modo da aiutare il prossimo
  • possibilità di migliorare il programma e di distribuirne pubblicamente i miglioramenti, in modo tale che tutta la comunità ne tragga beneficio

Dal precedente elenco si nota come l’utente abbia la piena libertà non solo di utilizzare il software (o più in generale l’oggetto della licenza), ma anche di studiarne il funzionamento e adattarne le caratteristiche alle proprie esigenze, con la possibilità di distribuire le proprie modifiche, in modo che chiunque ne abbia bisogno possa utilizzare a sua discrezione la versione originale o quella modificata.

Senza entrare in dettaglio su questioni legali ed “economiche”, è evidente come la garanzia di tali libertà abbia come diretta conseguenza lo sviluppo di un prodotto plasmato sulle esigenze reali dell’utenza, in un regime di concorrenza tra sviluppatori, che non può altro che accentuare il miglioramento dello stesso.

Chiaramente tutta questa filosofia sottende la disponibilità del codice sorgente, che è una condizione necessaria affinchè le regole sopra elencate siano rispettate, ma non è indicata come il vincolo principale, e questo forse è l’aspetto fondamentale che distingue il movimento del free software dall’open-source stesso.

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